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Eezìone (o Ezìone) è una figura di rilievo nella mitologia greca, noto soprattutto per essere il padre di Andromaca, la futura sposa di Ettore e madre di Astianatte (conosciuto anche come Scamandrio). Egli ebbe altri sette figli, tra cui Pode, tutti legati al tragico destino della guerra di Troia.

Nel Canto VI dell’Iliade, Andromaca rievoca la figura di suo padre con parole intrise di dolore e nostalgia, ricordando la sua nobiltà e il crudele destino che lo colpì.

Eezìone era il sovrano di Tebe Ipoplacia, un’antica città situata nella regione della Cilicia, nel sud della Troade. Durante la sua lunga carriera di re e guerriero, si trovò a dover affrontare Achille, il più temibile dei combattenti achei. Fu proprio per mano di quest’ultimo che trovò la morte, in una battaglia che si rivelò fatale per lui e per la sua gente.

Tuttavia, Achille, pur essendo noto per la sua ferocia in guerra, mostrò un insolito segno di rispetto nei confronti di Eezìone.
Contrariamente all’usanza diffusa tra i guerrieri, che prevedeva di spogliare il nemico caduto delle sue armi come trofeo, Achille decise di lasciargliele. Questo gesto non fu casuale, ma rivelò la stima che l’eroe acheo nutriva per il re cilicio, considerandolo un avversario degno e valoroso.

Per onorarne la memoria, Achille ordinò che il corpo di Eezìone venisse bruciato con le sue stesse armi, un atto di grande rispetto che testimoniava il riconoscimento della sua grandezza. Inoltre, gli fu dedicato un sepolcro, eretto in suo nome e circondato da alti olmi, piantati dalle ninfe montane, che vegliarono sulla sua tomba come simbolo di un ricordo destinato a durare nel tempo.

Questa narrazione mette in luce non solo la tragica fine di Eezìone, ma anche la dimensione umana e il codice d’onore che regolava le gesta degli eroi dell’Iliade, dove il rispetto per il valore in battaglia trascendeva persino il conflitto tra nemici.

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