Il periodo che precedette il divorzio ufficiale di Enrico VIII da Caterina d’Aragona e il successivo matrimonio con Anna Bolena fu un momento di grande tensione, non solo per l’Inghilterra, ma anche per il sovrano stesso. Dubbi, paure e incertezze caratterizzarono questa transizione di potere tra la Chiesa di Roma e la Corona inglese, culminando nello scisma che avrebbe separato il paese dalla supremazia papale, isolandolo politicamente dal resto d’Europa.

Re Enrico VIII d’Inghilterra con Anna Bolena, seconda regina consorte. – Wikipedia, pubblico dominio.
Mentre Enrico si destreggiava tra decisioni meditate, impulsi d’orgoglio e tentativi diplomatici, una figura inaspettata emerse, influenzando il suo pensiero: Elizabeth Barton.
Umile e sconosciuta, la sua influenza non si esercitò tanto sulle manovre politiche ormai inevitabili, quanto sulla visione del futuro del re.
Nel frattempo, il matrimonio con Anna Bolena era imminente. Anna, con cui Enrico aveva intrecciato una relazione da anni, non era certo una donna facile: determinata, prepotente, a tratti isterica e sempre convinta della propria superiorità. La sua forte personalità le aveva inimicato sia il popolo che la corte e, negli ultimi tempi, persino il re sembrava meno affascinato da lei. Gli inglesi continuavano ad amare Caterina e, a tratti, anche Enrico sembrava rimpiangere la dolcezza e la devozione dell’ex moglie.
In questo clima di incertezza, Elizabeth Barton, conosciuta come “la devota fanciulla del Kent“, divenne una figura chiave nell’opposizione al nuovo matrimonio reale. Dichiarata mistica dalla Chiesa di Roma, nella realtà storica Barton non era una santa, ma una visionaria, probabilmente affetta da allucinazioni e da una forma di schizofrenia.
Le sue “rivelazioni” iniziarono intorno ai sedici anni e, incoraggiata dalla famiglia, prese i voti nel convento dell’abbazia del Santo Sepolcro di Canterbury. Per anni fu considerata una sorta di oracolo: dispensava consigli e prediceva eventi, attirando seguaci da ogni angolo dell’Inghilterra. Affermava che le sue visioni fossero ispirate direttamente da Dio, che le mostrava il Paradiso, l’Inferno e il destino delle anime.
Durante le sue frequenti trance, davanti a numerosi testimoni, indicava i nomi di coloro che sarebbero stati dannati o salvati.

Elizabeth Barton – Questa incisione è probabilmente di Thomas Holloway basata su un dipinto di Henry Tresham per History of England di David Hume (1793-1806). – Wikipedia, pubblico dominio
Finché si trattava di premonizioni generiche, la sua fama poteva sembrare un caso di fervore religioso misto a patologia psichiatrica. Ma Elizabeth decise di intervenire direttamente negli affari di stato, mettendo in discussione la decisione di Enrico VIII.
Affermò che il re, abbandonando Caterina, aveva consegnato la sua anima al demonio e che, sposando Anna, avrebbe condannato non solo il suo regno, ma anche la propria vita. Dichiarò che Dio lo aveva abbandonato e che un sovrano senza la grazia divina non era degno di regnare.
Queste parole, pronunciate da una donna amata dal popolo e ritenute ispirate da Dio, furono un duro colpo per Enrico.
Per quanto fosse un sovrano noto per la sua crudeltà, era anche un uomo emotivo, vulnerabile agli impulsi e alle paure. Temendo che la mistica potesse accendere una rivolta contro di lui, la convocò a corte, offrendole persino il titolo di badessa nel tentativo di guadagnarsi il suo favore.
Ma Elizabeth non si lasciò impressionare. Dichiarò di poter controllare il vento e le onde del mare, persino di liberare le anime dal Purgatorio. Il colpo di grazia arrivò quando rivelò di aver visto Anna Bolena conversare con i demoni e stringere patti con loro.
Enrico, già preoccupato dal crescente malcontento, iniziò a temere per il suo trono. Se il popolo e la corte avessero creduto a quelle parole, il suo regno sarebbe stato in serio pericolo.
Anna Bolena, furiosa per le accuse, non poteva ancora agire apertamente contro Elizabeth, ma non avrebbe dimenticato l’affronto. Quando Enrico la sposò ufficialmente, le profezie della suora assunsero un tono ancora più minaccioso: Barton iniziò a predire la caduta del re, la sua deposizione e il suo esilio.
A quel punto, Enrico non poté più ignorarla. Nel 1533 fece arrestare lei e i suoi sostenitori. Rinchiusa nella Torre di Londra, Elizabeth ritrattò alcune delle sue dichiarazioni, ammettendo di essere stata manipolata. Ma era troppo tardi: Anna Bolena voleva la sua definitiva eliminazione e lo stesso Enrico temeva che altre “visioni” potessero scatenare una ribellione.
Elizabeth Barton fu condannata a morte e giustiziata nel 1534, ponendo fine alla sua incredibile e controversa storia.
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