Nell’Olimpo dorato e nelle profondità della terra, gli dèi intrecciavano amori e inganni con la stessa naturalezza con cui i mortali tessono le loro storie. Tra questi, nessuno fu più clamoroso dello scandalo che coinvolse Marte, il dio della guerra, e Venere, la dea della bellezza, colti in fragrante da un marito ingannato: Vulcano, il dio del fuoco e della forgia.
Venere, sposa riluttante di Vulcano, lo aveva sposato non per amore ma per volontà di Giove, che aveva voluto unire la dea più splendida all’artigiano più abile. Ma la bellezza di Venere brillava troppo per restare legata alle fucine sotterranee di Vulcano, e il suo cuore cercava l’impetuosa passione di Marte. I due amanti si incontravano segretamente nelle stanze dorate di Venere, tra veli leggeri e sospiri furtivi, credendo di sfuggire agli occhi degli dèi.
Ma Vulcano, benché claudicante e rozzo rispetto agli altri dèi, non era uno sciocco. Venuto a conoscenza del tradimento grazie alle parole del Sole, che tutto vedeva, decise di vendicarsi con l’astuzia. Nella sua fucina, batté il ferro con una maestria divina e creò una rete d’oro sottile come un filo d’arachnide, ma infrangibile. La tese abilmente sopra il letto di Venere, poi finse di partire per un viaggio lontano.
Marte, credendo che la via fosse libera, si precipitò nelle braccia dell’amata. Ma non appena i loro corpi si intrecciarono, la rete si strinse attorno a loro come una gabbia ineluttabile. Nudi e imprigionati, gli amanti furono sorpresi dall’ira di Vulcano, che convocò gli dèi per mostrare il loro disonore.

Luca Giordano – Marte e Venere, catturati da Vulcano – Accademia di belle arti di Vienna- Wikipedia, pubblico dominio
Dall’alto dell’Olimpo, le risate risuonarono come un tuono. Mercurio e Apollo si scambiavano battute maliziose, mentre Nettuno, commosso dalla vergogna di Marte, supplicava Vulcano di liberarli. Solo Giunone rimase silenziosa, osservando con astio Venere, sua eterna rivale.
Alla fine, Vulcano sciolse la rete, accettando l’oro promesso da Nettuno come risarcimento.
Marte fuggì via umiliato, mentre Venere si rifugiò a Cipro, là dove il mare l’aveva generata, per lavare la vergogna nell’acqua salmastra.
Ma il mito sopravvisse al tempo, ricordando agli uomini e agli dèi che, anche tra gli immortali, il desiderio e l’inganno camminano sempre intrecciati, e che persino la bellezza e la guerra possono essere catturate da un artigiano con un cuore ferito.
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![]() Guillemot, Alexandre Charles – Marte e Venere sorpresi da Vulcano (Wikipedia – Pubblico dominio) |
![]() Paris Bordone – Marte e Venere sorpresi da Vulcano – Galleria di gioielli, Berlino – Wikipedia, pubblico dominio |
![]() Joachim Wtewael – Marte e Venere scoperti dagli dei – Getty Center – Wikipedia, pubblico dominio |
![]() Johann Heiss – Efesto sorprende Venere e Marte in convegno amoroso – Wikipedia, pubblico dominio |
![]() Alessandro Varotari – Venere e Marte sorpresi da Vulcano – Wikipedia, pubblico dominio |
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